Punto 7 - Casa e qualità dell'abitare - Marcello Scurria Sindaco per Messina

Punto 7 – Casa e qualità dell’abitare

7.1 Politiche abitative

La casa…il luogo in cui rifugiarsi e rigenerarsi, esprimere la propria identità, curare i propri affetti, vivere l’accoglienza e la socialità

LA VISIONE

L’emergenza abitativa a Messina è parte rilevante del tessuto sociale e ha raggiunto livelli critici con la riduzione dell’offerta di edilizia sociale e per la crescente precarietà economica di molte famiglie, per la precarietà lavorativa, per l’assenza di politiche abitative strutturali che hanno aggravato il problema. In questi anni il problema della casa è entrato nell’agenda politica e nel dibattito pubblico come obiettivo e strumento della ricostruzione e della infrastrutturazione urbana. La crisi abitativa è il frutto di un progressivo indebolimento delle politiche di welfare a tutela del diritto all’abitare. L’emergenza abitativa è un problema complesso che intreccia economia, urbanistica e diritti sociali. Affrontarlo richiede una strategia su più livelli: dal breve termine (assistenza immediata) al lungo termine (riforme strutturali). Vogliamo ripensare e rilanciare le politiche per l’abitare, a partire da quelle delle fasce di popolazione in condizione di maggiore vulnerabilità a quelle per la cosiddetta “fascia grigia”. Situazioni in cui sia difficile uscire da precedenti sistemazioni abitative non più compatibili con una nuova condizione anagrafica o di salute, anziani soli in case troppo grandi o disabili alle prese con barriere architettoniche, o persone che coabitano in spazi ristretti: famiglie che crescono, intrappolate in alloggi troppo piccoli. È chiaro che l’edilizia pubblica è vistosamente sottodimensionata rispetto alla domanda.

L’AZIONE

Pensiamo ad un innovativo progetto di finanza d’impatto per contrastare l’emergenza abitativa attraverso la collaborazione tra pubblico e privato: un sistema di housing sociale diffuso che coinvolga investitori privati, enti pubblici e terzo settore. Una startup e società benefit che mobiliti capitali privati, individui alloggi vuoti o degradati sul mercato (anche tramite aste per sottrarli alla speculazione), li riqualifichi e li metta a disposizione di famiglie in difficoltà.

La Casa per Tutti (HomeforAll), la società con l’obiettivo dichiarato di affiancarsi alle istituzioni pubbliche per colmare il divario tra l’offerta pubblica insufficiente (case popolari) e un mercato privato inaccessibile per molte famiglie, che promuove l’abitare non solo come servizio, ma come bene comune che genera comunità. Il cuore della proposta è la creazione di un ecosistema dove il capitale privato non cerca la pura speculazione, ma un profitto equo e sociale: con il coinvolgimento di investitori etici:privati, banche e fondazioni che investono nel capitale della società per sostenere l’acquisizione e la ristrutturazione di case. Ai proprietari di immobili sfitti vengono garantite rendite stabili e la gestione professionale del rapporto con gli inquilini, eliminando il rischio di morosità o danni. Azioni che mirano alla gestione del mercato incoraggiando i vantaggi fiscali per i proprietari; promuovendo l’efficientamento energetico (isolamento, pannelli solari), fondamentale per abbattere la povertà energetica, che spesso è la causa primaria dell’impossibilità di pagare l’affitto. Oltre alle mura, offrire un percorso di supporto di circa 18 mesi per aiutare le famiglie a ritrovare l’autonomia economica e abitativa.

7.2 Recupero patrimonio edilizio

Ridiamo vita a ciò che già abbiamo

LA VISIONE

Le politiche dell’abitare attuali si concentrano fortemente sul recupero e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, privilegiando il riuso rispetto al consumo di nuovo suolo. Questo approccio integra obiettivi sociali, ambientali ed energetici, puntando a migliorare la qualità dell’abitare e a riqualificare il tessuto urbano. Il recupero del patrimonio edilizio esistente rappresenta la strategia cardine per affrontare l’emergenza abitativa. La necessità di fornire ad ampie fasce della popolazione accesso all’edilizia sociale è un obiettivo che richiede di affrontare contemporaneamente le sfide della rigenerazione urbana, del riuso e della riqualificazione di un vasto patrimonio immobiliare pubblico e privato dismesso.

L’AZIONE

Vivere in una casa dignitosa e sicura non deve essere un lusso, ma un diritto accessibile a tutti. Invece di consumare nuovo suolo e cementificare le nostre periferie, la nostra sfida è dare nuova vita a ciò che già esiste. Il nostro patrimonio edilizio è una risorsa preziosa che aspetta solo di essere risvegliata. Il punto forte è un patto con l’ambiente: smettere di cementificare e tornare a curare il cuore delle nostre città. L’idea è che ogni edificio abbandonato, che sia una vecchia scuola o un’ex caserma, è una ferita aperta che va rimarginata. Recuperare il patrimonio edilizio non è solo edilizia, è sicurezza e decoro urbano. Trasformeremo ex caserme, scuole in disuso e uffici abbandonati in nuovi spazi per l’abitare. Ogni edificio recuperato è un pezzo di città che torna a splendere e un quartiere che diventa più sicuro. Un pilastro fondamentale è la guerra alla burocrazia. Chi vuole recuperare un vecchio immobile spesso si arrende davanti a permessi infiniti. La proposta è: corsia preferenziale per chi rigenera. Se decidi di non costruire sul verde ma di recuperare un rudere o trasformare un ufficio dismesso in abitazione, il Comune deve essere il tuo miglior alleato, non il tuo ostacolo.

Sarà avviata una verifica sulle strutture scolastiche assegnate e oggi non pienamente utilizzate, con l’obiettivo di restituirle alla funzione pubblica e trasformarle, anche negli orari extrascolastici, in spazi aperti al territorio, luoghi di aggregazione per giovani, bambini e anziani, contrastando l’assenza di presìdi sociali nei quartieri.

7.3 Housing accessibile

La casa non è un costo da subire, ma la base da cui partire. Più tutele, affitti giusti, zero consumo di suolo: riabitiamo la nostra città.

LA VISIONE

Vogliamo una città dove il salario di un lavoratore, l’energia di uno studente o il progetto di una giovane coppia siano sufficienti per avere un tetto dignitoso. Il «Social Housing» diventa un tema estremamente attuale che rappresenta un insieme di politiche abitative di carattere specificamente sociale, in cui gli aspetti immobiliari sono pensati in funzione dei contenuti sociali.

Per Social Housing si intende l’insieme delle attività utili a fornire alloggi e servizi con forte connotazione sociale, adeguati a coloro che hanno difficoltà a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato per ragioni economiche, per la loro incapacità di ottenere un credito, per l’assenza di un’offerta adeguata o perché colpiti da problemi. In particolare, gli alloggi sociali sono esclusivamente assegnati ai cosiddetti gruppi svantaggiati della popolazione, costituiti da nuclei familiari a basso reddito, anziani in condizioni economiche svantaggiate, disabili e migranti. Rappresenta la soluzione sostenibile al problema dell’abitare, andando a costituire anche una straordinaria opportunità di ampliamento delle prospettive di sviluppo imprenditoriale e di promozione della green economy. Il problema oggi non è solo la povertà estrema, ma la “fascia grigia”: giovani coppie e lavoratori che guadagnano troppo per una casa popolare ma troppo poco per i prezzi folli del mercato.

L’AZIONE

Il Comune farà da garante per i proprietari, abbattendo la paura degli affitti e liberando le migliaia di appartamenti sfitti che oggi tengono i prezzi troppo alti. Potenzieremo i patti territoriali per affitti a prezzi calmierati con riduzione fiscale immediata per chi affitta a canone concordato. Un piano d’urto di manutenzioni rapide per sbloccare le case popolari oggi sfitte per piccoli guasti.

Sarà inoltre attivato un programma strutturato di recupero e rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, attraverso accordi pubblico-privati e strumenti di incentivazione, con l’obiettivo di aumentare rapidamente l’offerta abitativa senza consumo di nuovo suolo.

Inoltre, verrà sviluppato un modello di housing temporaneo e flessibile, dedicato a studenti, giovani lavoratori e famiglie in transizione, capace di rispondere alle esigenze della cosiddetta “fascia grigia” e di accompagnare i percorsi di autonomia abitativa.

L’Amministrazione promuoverà la realizzazione di interventi di social housing ad alta qualità architettonica ed energetica, integrati nel tessuto urbano e dotati di servizi condivisi, spazi di comunità e soluzioni abitative sostenibili, in grado di generare inclusione sociale e nuova qualità dell’abitare.

Sarà inoltre incentivata la rigenerazione dei quartieri attraverso politiche abitative integrate, capaci di connettere casa, servizi, mobilità e spazi pubblici, trasformando l’abitare in una leva di coesione sociale e sviluppo urbano.

7.4 Rigenerazione sociale dell’abitare

Ripartiamo dalle mura per ritrovarci comunità verso una nuova idea di vicinato e rigenerazione sociale

LA VISIONE

Spesso le nostre case sono isole. Chiudiamo la porta e il mondo fuori scompare. Ma la vera qualità della vita non finisce sulla soglia del tuo ingresso: inizia negli androni, nei giardini condivisi, nelle chiacchiere sul pianerottolo e nel mutuo aiuto tra vicini. Tra i principali obiettivi da raggiungere attraverso le politiche attive del social housing, per una rigenerazione sociale dell’abitare, vi è proprio quello di costituire il cosiddetto “mix abitativo”, in grado di generare a sua volta, un mix sociale che prevede l’aggregazione e l’inserimento di una serie di servizi con l’obiettivo di creare le condizioni ottimali per la formazione di una rete di rapporti di buon vicinato solidale. Rigenerare significa ridare vita alle relazioni. La creazione di reti di relazioni forti aumenta la sicurezza percepita e reale del quartiere, riducendo l’isolamento delle fasce deboli come anziani e giovani. I progetti mescolano popolazioni differenti per età e cultura, trasformando gli insediamenti da semplici “quartieri dormitorio” a comunità integrate.

L’AZIONE

La partecipazione attiva porta benefici diretti alla qualità urbana. La cura condivisa degli spazi collettivi (giardini, vialetti, androni) come “beni comuni” garantisce una manutenzione più attenta e duratura nel tempo. Nel contesto della rigenerazione e dell’housing sociale, gli spazi collettivi sono il “tessuto connettivo” che trasforma un condominio in una comunità. Non sono semplici aree di passaggio, ma luoghi progettati per generare incontri, scambio di servizi e supporto reciproco. Pensiamo a spazi per la socialità e il tempo libero: cortili e giardini attrezzati: non solo prati decorativi, ma spazi con sedute, aree gioco inclusive e zone d’ombra che invitano alla sosta e all’interazione; orti urbani e condivisi: piccoli appezzamenti dove i residenti coltivano insieme ortaggi. È una delle attività che crea più coesione, unendo generazioni diverse (es. anziani e bambini); tetti verdi (Roof Gardens): terrazze condominiali trasformate in giardini pensili, utili sia per l’isolamento termico dell’edificio e spazio per eventi all’aperto, arredate in modo flessibile per feste di compleanno, assemblee di quartiere, o semplici chiacchiere serali; spazi sicuri per i bambini, che permettono ai genitori di socializzare mentre i figli giocano insieme in un ambiente protetto. Pensiamo a progetti che presuppongono il diretto coinvolgimento dei residenti nella fase di progettazione e realizzazione. Un processo edilizio che consente a qualsiasi cittadino, di costruire la propria casa e il proprio ambiente insieme ad altri individui che condividono lo stesso obiettivo e lo stesso progetto. Significa, in particolare, essere compartecipi di un processo di produzione di un habitat condiviso e partecipativo, corredato da spazi comuni (coperti e scoperti) destinati all’uso comune.