Punto 3 - Assetto del territorio e rigenerazione urbana - Marcello Scurria Sindaco per Messina

Punto 3 – Assetto del territorio e rigenerazione urbana

3.1 Nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG)

La pianificazione urbanistica …un potente motore di innovazione territoriale capace di rispondere alle sfide ambientali, sociali e tecnologiche contemporanee. 

LA VISIONE

​Il “blocco” della pianificazione messinese è un problema storico e strutturale che si è trascinato per anni. Uno dei grossi problemi e’ quello dei piani bloccati che nasce dal fatto che il PRG vigente per decenni ha subordinato l’edificabilità in molte zone (specialmente quelle di espansione o i villaggi) alla redazione di piani particolareggiati di iniziativa pubblica o privata. Molti di questi piani non sono mai stati redatti o approvati, rendendo di fatto “inedificabili” o “congelati” terreni che sulla carta avrebbero avuto un potenziale sviluppo. Molti dei vincoli espropriativi legati a questi piani sono decaduti nel tempo (dopo i classici 5 anni senza attuazione), lasciando le aree in un limbo normativo, diventato insostenibile per i proprietari. Impensabile è stato procedere con varianti specifiche per correggere errori materiali o sbloccare situazioni puntuali.

La situazione riguardante l’urbanistica a Messina è attualmente in una fase di profonda transizione, segnata dal passaggio dal vecchio sistema (PRG) al nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), come previsto dalla legge regionale siciliana 19/2020. Ma il futuro non può essere costruito se non sistemiamo prima le ferite del presente.

Ci sono zone del territorio che per troppo tempo sono state ignorate dalla politica, lasciandole nel degrado o nel limbo dell’incertezza burocratica. Sono le Zone “B5”, le aree nate spontaneamente senza una pianificazione d’insieme, spesso oggetto di sanatorie o necessità di regolarizzazione urbanistica, la cui edificazione o recupero è solitamente vincolata all’approvazione di appositi Piani Esecutivi.

Il nostro obiettivo non è punire, ma rigenerare. Queste zone non devono essere più un’etichetta di serie B, ma un cantiere di opportunità.

Non vogliamo più vedere aree abbandonate a se stesse, ma quartieri che tornano a respirare. Il recupero edilizio è una questione di sicurezza e di valore immobiliare. Ogni casa riqualificata è un patrimonio che torna a crescere. Esiste poi una parte di territorio invisibile fatta di strade a metà, lampioni spenti e terreni che dovevano essere case, ma che oggi sono solo aree recintate e degrado. Sono le lottizzazioni incompiute, quei quartieri rimasti “sospesi” perché le convenzioni sono scadute o perché le opere di urbanizzazione non sono state completate. ​Oggi, chi ha investito i risparmi di una vita in quei lotti si ritrova con le mani legate: non può costruire, non può vendere, e spesso non ha nemmeno i servizi minimi garantiti. È tempo di dire basta alla politica dell’immobilismo. E non possiamo dimenticare i Piani Particolareggiati di Risanamento (PPR), risalenti agli anni ’90 e adottati definitivamente nel 2002, che sebbene vigenti “ope legis”, non rispondono più alle reali esigenze della città. Anche in questo caso si è proceduto con singoli interventi, strategia usata per trasformare la paralisi urbanistica pluridecennale dei piani originari, oggi obsoleti. Per anni, i PPR sono stati “isole” urbanistiche scollegate dal resto della città; il PUG ha il compito di trasformarli in tasselli di un unico mosaico.

​Il nuovo PUG dovrà puntare a ridurre la dipendenza da piani attuativi troppo complessi, favorendo interventi diretti guidati da norme di prestazione e rigenerazione urbana, evitando che un intero comparto rimanga fermo perché un singolo piano particolareggiato non viene mai approvato. Il nuovo Piano Urbanistico Generale rappresenta lo strumento attraverso cui Messina può uscire da una condizione di stallo pianificatorio e tornare a governare il proprio sviluppo. Dopo anni in cui l’assenza di una visione aggiornata ha prodotto frammentazione, incertezza e blocco degli interventi, il PUG deve diventare un dispositivo dinamico, costruito insieme alla comunità e fondato su principi di sostenibilità, trasparenza e responsabilità pubblica.

La pianificazione non può più essere un atto tecnico chiuso, ma un processo aperto e partecipato, capace di integrare tutela ambientale, qualità urbana e sviluppo economico. In un territorio caratterizzato da fragilità idrogeologiche, pressione antropica e presenza di aree ad alta valenza ambientale, il nuovo piano deve orientare le trasformazioni verso un equilibrio tra città e natura, riducendo il consumo di suolo e aumentando la resilienza ai cambiamenti climatici.

L’AZIONE

L’Amministrazione procederà nella redazione del PUG secondo quanto previsto dalla normativa regionale, attivando un percorso strutturato di partecipazione che coinvolga cittadini, professionisti, università e portatori di interesse. Il piano definirà regole chiare e tempi certi per lo sviluppo urbano, superando l’attuale condizione di incertezza che limita gli interventi e genera contenziosi.

Poiché le Zone B5 sono spesso legate a contesti di edilizia abusiva pregressa, è essenziale portare a termine i procedimenti di sanatoria in sospeso. Chi ha diritto deve avere la certezza della proprietà, chi vive in queste aree deve poter pianificare il proprio futuro. La differenza tra una promessa e un impegno sta nella visione. Vogliamo trasformare il “degrado” in “decoro”.

Dovranno essere censite tutte le lottizzazioni bloccate. Il Comune diventerà il partner dei proprietari, non l’ostacolo. Se la vecchia lottizzazione è fallita, forniremo gli strumenti giuridici per ripartire subito. Dove la mancanza di urbanizzazione crea pericoli per la sicurezza o la salute, il Comune deve garantire ai residenti dignità immediata anticipando i lavori necessari e recuperando i costi nel tempo, senza strozzare le famiglie.​ La nostra visione è chiara: non vogliamo nuovo consumo di suolo, vogliamo completare con qualità ciò che è stato iniziato. Vogliamo che quei lotti diventino case, che quelle strade diventino sicure e che quei parchi diventino luoghi dove i nostri figli possano giocare. Vogliamo che il risanamento non sia più solo edilizio ma urbanistico. Le aree dei PPR devono essere integrate nella “città pubblica”. Il PUG può incentivare il recupero dei volumi già previsti dai PPR ma mai realizzati, ma con standard moderni, spostare la capacità edificatoria in altre zone più idonee, liberando spazio per il verde pubblico nei quartieri storicamente degradati. Sbloccare l’urbanistica significa sbloccare l’economia e ridare valore alla proprietà dei cittadini. ​Il futuro dei nostri quartieri non può più aspettare.

Saranno introdotti strumenti capaci di orientare la crescita verso la rigenerazione del patrimonio esistente, la messa in sicurezza del territorio e la valorizzazione del paesaggio, integrando soluzioni tecnologiche e modelli innovativi di pianificazione. Il PUG diventerà così non un adempimento formale, ma un vero motore di sviluppo economico, qualità urbana e attrattività territoriale.

Il PUG definirà una chiara articolazione del territorio, distinguendo ambiti omogenei su cui intervenire con strategie mirate: la città consolidata, da riqualificare e densificare; le periferie e le semiperiferie, da dotare di servizi e centralità; i villaggi, da sostenere e ripopolare; le aree costiere, da valorizzare in chiave economica e turistica; le aree fragili, da mettere in sicurezza con priorità assoluta.

Saranno introdotti strumenti operativi per orientare lo sviluppo verso la rigenerazione urbana, limitando il consumo di nuovo suolo e incentivando il recupero del patrimonio edilizio esistente, anche attraverso premialità volumetriche e semplificazioni procedurali. Particolare attenzione sarà dedicata alla messa in sicurezza del territorio, integrando la pianificazione urbanistica con quella idrogeologica, al fine di ridurre il rischio e prevenire nuove condizioni di vulnerabilità.

Il Piano individuerà inoltre le grandi direttrici strategiche di trasformazione della città, tra cui il waterfront, la riqualificazione della Zona Falcata, il sistema dei villaggi e le connessioni tra costa e colline, costruendo una visione integrata capace di connettere sviluppo economico, qualità urbana e tutela del paesaggio.

3.2 Rigenerazione: riuso e riciclo del patrimonio esistente e aree dismesse, turismo lento

Rigenerare invece di espandere: restituire valore a ciò che già esiste.

LA VISIONE

Il futuro della città si fonda sulla capacità di intervenire sui tessuti urbani esistenti, recuperando ciò che è stato abbandonato o sottoutilizzato. Aree industriali dismesse, spazi militari inutilizzati, infrastrutture obsolete e borghi marginalizzati rappresentano una risorsa strategica per costruire una nuova economia urbana, più sostenibile e inclusiva.

La rigenerazione non è solo un’operazione edilizia, ma un processo che integra ambiente, società ed economia, riducendo il consumo di suolo e valorizzando identità, tradizioni e paesaggi. In questo contesto, il turismo lento diventa uno strumento di sviluppo territoriale, capace di generare valore diffuso, rafforzare le comunità locali e costruire un rapporto autentico tra visitatori e territorio.

L’AZIONE

L’Amministrazione promuoverà programmi di recupero del patrimonio edilizio esistente attraverso interventi diretti, incentivi e partenariati pubblico-privati, favorendo il riuso di edifici abbandonati e la trasformazione in strutture ricettive, spazi produttivi, botteghe artigiane e luoghi di lavoro condiviso.

Saranno attivati strumenti urbanistici e fiscali che incentivano la rigenerazione rispetto alla nuova edificazione, prevedendo riduzioni degli oneri e premialità per chi interviene sul patrimonio esistente senza consumo di suolo. Parallelamente, verrà sviluppata una rete dei borghi e dei percorsi lenti, valorizzando cammini, sentieri e paesaggi, con l’obiettivo di costruire un’offerta turistica integrata, sostenibile e radicata nelle comunità locali.

 3.3 Economia circolare

Una città che non consuma territorio, ma lo rigenera continuamente.

LA VISIONE

L’economia circolare applicata alla pianificazione urbana rappresenta il passaggio da un modello lineare di consumo delle risorse a un sistema capace di rigenerare valore nel tempo. Il territorio non è più una risorsa da utilizzare, ma un ecosistema da mantenere in equilibrio, riducendo sprechi, riutilizzando materiali e aumentando la resilienza urbana.

In un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico, è necessario adottare un modello che riduca la vulnerabilità della città agli eventi estremi, alle isole di calore e al dissesto idrogeologico, integrando sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica.

L’AZIONE

L’Amministrazione promuoverà politiche urbane orientate alla circolarità, introducendo criteri ambientali minimi nelle opere pubbliche e incentivando l’utilizzo di materiali riciclati nelle infrastrutture. Saranno sviluppati sistemi urbani capaci di gestire in modo sostenibile le risorse, come spazi pubblici progettati per assorbire e riutilizzare l’acqua piovana e reti ecologiche che favoriscano la biodiversità.

Verranno attivati programmi per la riduzione dei rifiuti e il riuso, anche attraverso la creazione di spazi dedicati alla riparazione e al riutilizzo dei beni, mentre la Pubblica Amministrazione adotterà modelli di acquisto sostenibili, orientati alla durabilità e alla riduzione dell’impatto ambientale. L’obiettivo è costruire un sistema urbano efficiente, resiliente e capace di generare valore senza consumare nuove risorse.

3.4 Infrastrutture verdi e blu

La natura come infrastruttura strategica della città.

LA VISIONE

Le infrastrutture verdi e blu rappresentano un sistema integrato capace di migliorare la qualità della vita, la salute pubblica e la resilienza ambientale. A Messina, il sistema dei Colli San Rizzo, delle fiumare e della costa costituisce una rete ecologica unica, in grado di connettere montagna, città e mare.

Questi elementi non devono essere considerati come spazi residuali, ma come vere e proprie infrastrutture naturali che regolano il clima urbano, favoriscono la biodiversità e migliorano il benessere delle persone. La città deve riconnettersi a questo sistema, trasformando i corridoi naturali in elementi centrali della pianificazione.

L’AZIONE

L’Amministrazione interverrà per rafforzare e rendere continui i corridoi ecologici tra colli, fiumare e costa, attraverso interventi di rinaturalizzazione, piantumazione di specie autoctone e recupero degli alvei naturali.

Saranno promosse soluzioni basate sulla natura per la gestione del rischio idrogeologico, integrando tecniche di ingegneria naturalistica e sistemi di drenaggio urbano sostenibile.

Parallelamente, verranno introdotte politiche di de-impermeabilizzazione del suolo e riqualificazione degli spazi urbani, favorendo la creazione di aree verdi accessibili e connesse, capaci di migliorare il microclima e la qualità ambientale complessiva della città.

3.5 Waterfront e rapporto città-mare

Restituire il mare alla città come spazio di vita, economia e identità.

LA VISIONE

Il mare rappresenta per Messina una risorsa identitaria e strategica, troppo spesso marginalizzata nelle politiche urbane. Il waterfront non è solo un luogo fisico, ma uno spazio di relazione tra città, economia e paesaggio, capace di generare sviluppo e qualità urbana.

Ripensare il rapporto tra città e mare significa superare interventi frammentari e costruire una visione integrata, in cui le attività economiche, turistiche e culturali siano compatibili con la tutela dell’ecosistema e con una fruizione pubblica diffusa e accessibile.

In questo quadro, la Zona Falcata assume un valore centrale e simbolico. È il luogo originario della città per troppi anni trascurata, il punto in cui Messina è nata e si è sviluppata come porto e come spazio di relazioni nel Mediterraneo. Oggi, però, rappresenta una delle più grandi incompiute urbane: un’area strategica segnata da abbandono, frammentazione amministrativa e criticità ambientali.

Restituire la Zona Falcata alla città significa compiere una scelta strutturale: trasformare un’area degradata in una nuova centralità urbana, capace di coniugare sviluppo economico, qualità dello spazio pubblico e valorizzazione paesaggistica. L’obiettivo è farne una porta urbana sul Mediterraneo, un luogo in cui città, mare e sistema produttivo tornano a dialogare.

L’AZIONE

L’Amministrazione svilupperà un progetto organico di riqualificazione del waterfront basato sui principi della Blue Economy, promuovendo attività economiche sostenibili legate al mare e alla valorizzazione delle risorse costiere. Saranno incentivati investimenti in turismo balneare, servizi, attività culturali e ricettive, integrati con la tutela ambientale.

All’interno di questo programma, la Zona Falcata sarà oggetto di un intervento prioritario di bonifica ambientale integrale, condizione indispensabile per qualsiasi processo di rigenerazione. La bonifica rappresenta il primo passo per restituire sicurezza, qualità e possibilità di sviluppo a un’area oggi compromessa.

In questa direzione, l’Agenzia della Città Metropolitana dello Stretto d’intesa con l’AdSp , si farà parte attiva nell’accelerazione per la bonifica dell’intera area. Inoltre, dovrà essere definito un grande progetto di riqualificazione e sviluppo, restituendo alla città la piena fruibilità della real cittadella, che dovrà diventare palcoscenico dello Stretto e il giardino della nuova Messina.

Nell’ambito del processo di rigenerazione della Zona Falcata, sarà prevista anche la realizzazione di un acquario dello Stretto, concepito come polo scientifico, educativo e turistico, capace di valorizzare la biodiversità marina, rafforzare l’identità culturale del territorio e generare attrattività stabile durante tutto l’anno.”

L’obiettivo è trasformare il waterfront e la Zona Falcata in un sistema integrato, capace di generare sviluppo economico, occupazione e qualità urbana, restituendo al mare il ruolo di principale motore di crescita e identità della città. Allo stesso tempo, inoltre, d’intesa con l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, si dovrà realizzare un progetto complessivo di valorizzazione dell’area che va dalla passeggia al mare (area ex fiera e Rada S. FFrancesco) a tutte le aree contigue a villa Sabin.

La riviera nord (dall’Annunziata fino a Capo Peloro) necessita un piano a scala territoriale che preveda:

Un piano di risanamento e riqualificazione degli arenili, attraverso l’ammodernamento delle opere di difesa dall’erosione e la ridefinizione funzionale delle stesse (zone per lidi, per alaggio natanti, per balneazione, per attività sportive, ecc…) e la creazione di una grande area ludico – sportiva nelle spiagge in località Guardia.

Riqualificazione dell’impianto viario ciclo-pedonale e degli spazi pubblici pedonali per mezzo di rettifiche viarie, ampliamenti dell’esistente, rinnovamento delle superfici pubbliche, impiantistica.

Riqualificazione dell’impianto viario stradale e dei nodi connettivi tra le strade litoranea e panoramica, in relazione anche all’ampliamento dei parcheggi a raso.

Interventi a larga scala nella prospettiva del decongestionamento e razionalizzazione dei flussi viari, della vivibilità̀ e soprattutto del miglioramento dell’offerta turistica per lo sviluppo socio-economico rivierasco.

Riqualificazione degli spazi pubblici a ridosso dell’edificato, attraverso ampliamenti, ammodernamenti e ridefinizioni funzionali.

All’interno del programma di riqualificazione del waterfront, sarà sviluppato un intervento organico sull’area di Mortelle, sito di straordinario valore paesaggistico e storico, da sempre luogo simbolico della villeggiatura dei messinesi.
Oggi il comprensorio versa in condizioni di degrado, caratterizzato da carenza di manutenzione, assenza di parcheggi adeguati, insufficienza di marciapiedi, illuminazione obsoleta e mancanza di spazi pubblici attrezzati.

L’Amministrazione interverrà attraverso un progetto integrato di rigenerazione urbana che prevede il potenziamento dei servizi essenziali, la realizzazione di parcheggi, percorsi pedonali sicuri, aree verdi curate e un nuovo sistema di illuminazione. Saranno inoltre introdotte misure di moderazione del traffico per migliorare la vivibilità e la sicurezza del litorale.

Parallelamente, sarà avviato un programma di valorizzazione culturale e identitaria, attraverso eventi e iniziative mirate, con l’obiettivo di restituire a Mortelle il ruolo di luogo vissuto, riconosciuto e condiviso, non solo durante la stagione estiva ma lungo tutto l’arco dell’anno.

3.6 Messina, territorio vulnerabile

Conoscere il proprio territorio è il primo passo per proteggerlo

LA VISIONE

Messina è una delle città italiane più esposte ai rischi naturali. La sua posizione geografica, collocata tra la placca euroasiatica e quella africana, stretta tra i Monti Peloritani e lo Stretto, la rende simultaneamente vulnerabile a due grandi categorie di pericolo: il dissesto idrogeologico (frane, alluvioni, colate detritiche) e il rischio sismico di massimo livello. Non si tratta di rischi separati: spesso si combinano e si amplificano a vicenda, come ha dimostrato tragicamente l’alluvione del 1° ottobre 2009 e come ricorda ogni anno il centenario del terremoto del 28 dicembre 1908. A questo scenario di rischio naturale si sovrappongono decenni di urbanizzazione non pianificata, edificato pre-sismico ancora largamente diffuso, e una carenza strutturale di manutenzione del territorio montano e dei corsi d’acqua. Il risultato è un territorio che non si è mai messo davvero in sicurezza, nonostante le risorse disponibili e la consapevolezza del pericolo.

Il territorio di Messina è attraversato da nord a sud da una fitta rete di torrenti a regime torrentizio, corsi d’acqua a pendenza elevata che dai Peloritani scendono rapidamente verso il mare, attraversando zone densamente urbanizzate. Questa caratteristica morfologica, unita all’elevata impermeabilità dei suoli argillosi e alla perdita della copertura vegetale per incendi ripetuti, rende il sistema estremamente fragile. Piogge anche di modesta intensità (10 mm/ora) possono innescare allagamenti, smottamenti e esondazioni. La città comprende 17 ettari di superficie classificata a rischio elevatissimo, nelle quali insistono abitazioni, strade, infrastrutture e attività economiche. A questo si associa la vulnerabilità estrema del patrimonio costruito che non risulta conforme alle attuali norme sismiche.

L’AZIONE

Dopo la tragedia del 2009, le frazioni colpite (Giampilieri, Scaletta Zanclea, Itala) il Dipartimento della Protezione Civile ha finanziato un rilevamento aereo ad alta risoluzione che ha consentito di mappare le aree colpite e individuare nuove zone a rischio. Tuttavia, finiti i clamori mediatici, nulla di concreto è stato operato nel territorio a monte affinché non si ripeta. Aggiornare il PAI con nuovi rilievi ad alta risoluzione, quindi, che tengano conto anche dell’ accelerazione del cambiamento climatico è prioritario, insieme ad un piano pluriennale di manutenzione degli alvei con stanziamenti certi e programmazione annuale; alla messa in sicurezza dell’intera asta del viale Boccetta e dei torrenti tombinati nel centro urbano; alla realizzazione di vasche di laminazione e casse di espansione nei bacini idrografici principali per trattenere le piene prima che raggiungano i centri abitati. Dal punto di vista sismico si avvierà un programma di verifica degli edifici pubblici completando entro il 2028 la verifica sismica di tutte le scuole del Comune. L’idea è di attivare soluzioni innovative non ancora sperimentate a Messina, ispirate alle migliori pratiche internazionali per città ad alto rischio naturale: dal recupero naturalistico degli alvei, convertiti in infrastrutture verdi multifunzionali, invece di tombinare o betonare ulteriormente i torrenti, a sistema di allerta precoce iper-localizzato basato su sensori installati nei punti critici dei torrenti (livello idrometrico, pluviometri ad alta frequenza, sensori di vibrazione per frane) collegati a una centrale comunale e a un’app di allerta pubblica.